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Nell'aprile 1960 le autorità del Partito Comunista Cinese arrestano Harry Wu, figlio di un banchiere di Shangai, e lo gettano in un campo di lavori forzati. Benché mai formalmente incriminato e sottoposto a processo, egli trascorre diciannove anni in un infernale mondo sotterraneo di lavori umilianti, denutrizione, torture. In questo suo libro, scritto insieme alla giornalista Carolyn Wakeman che lo rende leggibile come un romanzo, Harry Wu presenta la storia della prigionia e della sua incredibile sopravvivenza. Con particolari a volte raccapriccianti e a volte scabrosi, Wu presenta la vita di prigionia senza risparmiare nulla e portando il lettore a toccare con mano il limite della morte e della pazzia. Uscito dai campi di prigionia nel 1979, Harry Wu si trasferisce negli Stati Uniti dove giunge a testimoniare davanti al Congresso sugli abusi dei diritti umani in Cina. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Controrivoluzionario è la storia della vittoria di un uomo, è una testimonianza indelebile del potere dello spirito sulla barbarie. Quando è uscito negli Stati Uniti, la New York Times Book Review lo ha nominato "libro dell'anno". L'edizione italiana esce con un'apposita prefazione dell'autore.

"Mi sono reso conto che non riusciremo mai a debellare dalla Storia il male che gli uomini commettono nei confronti degli altri uomini. Nonostante il trauma di Auschwitz, i genocidi e i crimini contro l'umanità sono continuati nei gulag staliniani, in Biafra, in Ruanda, in Bosnia e altri ne seguiranno ancora." Queste parole di Moshe Bejski non sembrano lasciare spazio alla speranza. Eppure la sua vita di scampato alla deportazione grazie all'aiuto di Oskar Schindler e la successiva fondazione del Giardino dei giusti, da lui ideato, rappresentano proprio un esempio che esorta a non cedere di fronte all'apparente ineluttabilità del male nel mondo. Ogni albero del Giardino ricorda la vita di un uomo che ha salvato almeno un ebreo dalla persecuzione nazista durante la Shoah. Gabriele Nissim, giornalista e saggista, ha dialogato a lungo con Moshe Bejski nel corso degli anni, contribuendo alla diffusione delle storie dei giusti provenienti da tutto il mondo. L'autore ci guida in un itinerario del tutto particolare. Ci invita a rileggere i grandi pensatori del Novecento che si sono interrogati sul bene possibile nelle situazioni estreme, e indaga il significato dei termini "responsabilità", "dignità", "verità", "giudizio", "perdono", "conciliazione", cercando di individuare, all'interno di tanti racconti, quale sia stata di volta in volta la molla che ha spinto i protagonisti a gesti di bontà apparentemente insensata.

In questa ricostruzione, lontana da ogni interpretazione ideologica, Arrigo Petacco racconta la storia di un lembo conteso della nostra patria, in cui la presenza di etnie diverse ha favorito, di volta in volta manifestazioni nazionalistiche, quasi sempre detttate dall'deologia vincente.

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