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Sui fondali della lunga storia della lotta alla mafia si stagliano alcune figure femminili. Sembrano le maestose protagoniste di una tragedia greca. Recitano la parte assegnata loro dal Fato onnipotente, a cui anche gli dei devono inchinarsi. Ma la recitano con coraggio, dignità e fierezza superiori. Il libro sceglie in questa storia sei scene cariche di significato, di pathos invincibile. Sei scene che susseguendosi dagli anni del dopoguerra agli inizi di questo millennio disegnano anche una particolarissima storia della mafia e della lotta condotta contro di essa dalla parte più nobile della società italiana. Francesca Serio, la madre del sindacalista contadino Salvatore Carnevale. Felicia Impastato madre di Peppino, l'ormai celebre protagonista dei "Cento passi". Saveria Antiochia, la madre del poliziotto Roberto, ucciso con il "suo" commissario Ninni Cassarà. Michela Buscemi, due fratelli vittime di Cosa Nostra, contigui agli ambienti dei clan, eppure coraggiosa parte civile al maxiprocesso di Palermo. Rita Atria, sorella di Nicola, giovane boss dello spaccio, diciassettenne collaboratrice di Borsellino e disperatamente suicida dopo la strage di via D'Amelio. Rita Borsellino, sorella dello stesso giudice, nei fatti simbolo più alto di questa ribellione, fino a venire candidata al governo della Sicilia, teatro della tragedia infinita.

Delitto passionale. Raptus. Gelosia. Depressione. Scatto d'ira. Tragedia familiare. Perché lei lo ha lasciato, chattava su Facebook, non lo amava più, non cucinava bene, lavorava, non lavorava. Nascondendo la vittima, le cronache finiscono con l'assolvere l'omicida: una vecchia storia, nata in tempi lontani e ancora viva fra noi. Per questo bisogna imparare a parlare di femminicidio. Tutti, non solo media. Dobbiamo farlo noi. Dobbiamo trovare le parole.

Attraverso un toccante viaggio tra i luoghi dove avvenne la pulizia etnica del popolo armeno, l’autore incontra coloro che avevano conosciuto i testimoni, visitando i cimiteri dove riposano i Giusti del primo genocidio del ventesimo secolo: coloro che, anteponendo alle proprie necessità quelle di chi subisce abusi da parte del potere, hanno salvato la vita di molti uomini, donne e bambini armeni e testimoniato contro i massacri del genocidio operato dal governo ottomano negli anni della Prima guerra mondiale. Storie di uomini comuni come Hassan Amdja, ufficiale turco che denunciò la deportazione e lo sterminio degli armeni e per questo fu tacciato di tradimento dal suo stesso popolo. Il volume raccoglie una serie di biografie brevi di quegli uomini che furono partecipi di un dramma che non li riguardava direttamente, del quale il mondo sembra essersi dimenticato, anche se continua a riempire di incubi le notti degli armeni, figli e nipoti dei sopravvissuti. Attraverso lettere, racconti e interviste viene ricostruito l’orrore del genocidio e la sua vera storia, passata sotto silenzio nelle cronache ufficiali, ma anche la storia di quegli uomini Giusti che si opposero a l’orrore del genocidio, contribuendo alla costruzione di una memoria del “bene”.

«Ora Ravi sorride nel vedere sino a che punto la cultura occidentale è parte di lei. È diventata come l'ecosistema della mangrovia, in cui l'acqua salata si mescola con l'acqua dolce. Oriente e Occidente sono le sue due fonti. Ravi è nata in Oriente, il continente del Sol Levante. A sessant'anni passati, la vita è delicatamente colorata dai raggi del sole al tramonto. La mangrovia e le sue due acque... che magnifica immagine della sua vita!». Ravi e Soraya, entrambe cambogiane, hanno vissuto la drammatica esperienza del regime di Pol Pot. Ora, vivono da molti anni in Francia. Di tanto in tanto, tornano insieme nel Paese d'origine, in cerca di una riconciliazione possibile con la loro storia personale. Ma se Ravi è rimasta fedele al suo credo buddhista, Soraya si è convertita al cattolicesimo. Il viaggio diventa così occasione di dialogo, confronto e arricchimento reciproco, tra due persone che, in fondo, rappresentano le due anime dell'autrice.

Nell'aprile 1960 le autorità del Partito Comunista Cinese arrestano Harry Wu, figlio di un banchiere di Shangai, e lo gettano in un campo di lavori forzati. Benché mai formalmente incriminato e sottoposto a processo, egli trascorre diciannove anni in un infernale mondo sotterraneo di lavori umilianti, denutrizione, torture. In questo suo libro, scritto insieme alla giornalista Carolyn Wakeman che lo rende leggibile come un romanzo, Harry Wu presenta la storia della prigionia e della sua incredibile sopravvivenza. Con particolari a volte raccapriccianti e a volte scabrosi, Wu presenta la vita di prigionia senza risparmiare nulla e portando il lettore a toccare con mano il limite della morte e della pazzia. Uscito dai campi di prigionia nel 1979, Harry Wu si trasferisce negli Stati Uniti dove giunge a testimoniare davanti al Congresso sugli abusi dei diritti umani in Cina. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Controrivoluzionario è la storia della vittoria di un uomo, è una testimonianza indelebile del potere dello spirito sulla barbarie. Quando è uscito negli Stati Uniti, la New York Times Book Review lo ha nominato "libro dell'anno". L'edizione italiana esce con un'apposita prefazione dell'autore.

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